Curare il paesaggio oggi è politica e progettoCurare il paesaggio oggi è politica e progetto
Sezione 5-
Progettare per luoghi
come habitat delle
trasformazioni
Sezione 4-
Interpretare con metafore
lo stile dei luoghi
per il progetto
Sezione 3-
Definire modelli
per dare luogo
al cambiamento
Sezione 2-
Far emergerei
caratteri e le identità
Sezione 1-
Declinare grammatica e
sintassi delle strutture
paesistiche
Introduzione
alla Mostra e al
Convegno

Con questo contributo prosegue la sperimentazione di testo a informazione aumentata (già proposta qui). Gli elementi multimediali proposti si integrano nel corpo dell’articolo permettendo così approfondimenti in modo dinamico e intuitivo. Il menù visivo, posto sulla immagine guida dell’evento, è cliccabile e permette di navigare tra i contenuti con una fruizione non lineare.

Premessa

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Proponiamo in una forma rinnovata i testi e le tavole presentate nella mostra e nel convegno ospitati nel dicembre del 2010 presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino – Castello del Valentino – Sala delle Colonne.

La mostra, dal titolo “Per il paesaggio For Landscape. Tecniche di racconto per il progetto” ha proposto una sequenza di tracce metodologiche per l’interpretazione dei paesaggi, mirate in particolare a fornire strumenti per le indagini indirizzate a piani o progetti.

Come riferimento si sono utilizzati esempi di tratti da indagini sperimentali per piani d’area vasta ed urbani o per progetti di bordo urbano, condotte negli ultimi 30 anni da Paolo Castelnovi, in collaborazione con diversi gruppi interdisciplinari.

Emergono motivi di riflessione e strumentazioni metodologiche per affrontare problematiche, ogni volta da adattare alle situazioni specifiche di studio, come:

1) Declinare grammatica e sintassi delle strutture paesistiche
2) Far emergere i caratteri e le identità
3) Definire modelli per dare luogo al cambiamento
4) Interpretare con metafore lo stile dei luoghi per il progetto
5) Progettare per luoghi come habitat delle trasformazioni

Ognuna delle sezioni (connotata da un colore guida) oltre a un breve testo introduttivo propone un filo conduttore visuale costituito dalle legende di carte tematiche, in cui si può leggere l’applicazione di concetti messi a punto progressivamente, come:

  • relazioni strutturali
  • unità di paesaggio
  • dinamiche di trasformazione
  • metafore stilistiche dei paesaggi.

Tutto ciò premesso iniziamo la navigazione!

1- Declinare grammatica e sintassi delle strutture paesistiche

Analizzare Versus sintetizzare

Distinguere tra percepito e rappresentato

Ordinare le relazioni strutturali

Riconoscere i sistemi storico-culturali

- Descrivere l'urbano per tipi di tessuto edilizio - Descrivere per geomorfologie e tipi insediativi

Il paesaggio è una modalità di lettura estesa all’intero territorio la cui complessità induce sempre in tentazione: spingere il dettaglio analitico al massimo, fino al punto, sognava Borges, da richiedere per la riproduzione una carta in scala 1:1, che si stenderebbe come una coperta sul territorio stesso.

Se invece riusciamo a reagire alla perversione descrittiva, per comprendere la complessità, siamo sempre indotti ad assumere un atteggiamento riduttivo: semplificare, togliere gli accidenti e quanto non ci pare significativo. Ma per comprendere, cioè prendere insieme, dobbiamo leggere le relazioni tra le parti, fino a scoprire le reti generali che tengono tutto collegato.

Dunque ridurre sì ma, come in cucina, mantenendo la sostanza. E la sostanza, nella ricerca, sono le regole costitutive, le relazioni strutturali, la grammatica e la sintassi della loro comunicazione. Con questo atteggiamento, di riduzione sostanziosa, si approccia un’indagine sul paesaggio per il progetto: in prima istanza ricercare in diverse direzioni, adottare una pluralità di criteri interdisciplinari per l’interpretazione, ma tendere comunque a recuperare una sintesi utile, una modalità di orientamento nella complessità, che superi la giustapposizione semplice di cento risultati di analisi, tematiche e separate.Le relazioni tra le parti si scoprono a partire da ipotesi sperimentali, che superano i confini del sapere tematico e separato: nella pratica si devono ricercare le ricorrenze sul territorio di relazioni che già si ipotizzano importanti a priori, e si devono provare e riprovare diverse legende prima di arrivare a carte significative di sintesi.

Così per il paesaggio la ricerca e la sua rappresentazione cartografica costituiscono i pioli alternati di una scala: non si può procedere con un’ipotesi di sintesi strutturale se non si riescono a leggere nel loro insieme e localizzati ifenomeni e le situazioni che la costituiscono. Le prove di sintesi si indirizzano sia nella direzione scivolosa ma affascinante del confronto tra dati oggettuali e risultati della percezione soggettiva, o tra senso del paesaggio degli abitanti e sua rappresentazione per i turisti, sia nel riconoscimento della sintassi delle forme geomorfologiche o storiche che costituiscono le caratterizzazioni basilari di ciascuna parte del territorio.
Uno specifico approfondimento metodologico richiede la ricostruzione degli aspetti strutturali del paesaggio.

In prima istanza l’ipotesi principale riconosce come strutture, fondanti e durature, non tanto gli aspetti oggettuali quanto le loro relazioni, prevalentemente immateriali, e distingue tra le relazioni strutturali del paesaggio naturale (primario), quelle del paesaggio storico (secondario) e quelle del paesaggio identitario (terziario, con un uso della sequenza ordinale a significare che ciascun sistema di relazioni si appoggia ai fattori e ai segni di quelle precedenti).

2- Far emergere i caratteri e le identità

“Carta topografica delle cacce” (1760-1766).

Conservata presso l'Archivio di Stato di Torino. La carta, redatta per la definizione delle rotte di caccia, raffigura Torino e il suo intorno: esplorala ingrandendola e muovendoti con il mouse.

Integrare componenti per distinguere paesaggi

- Riconoscere specificità e fattori caratterizzanti - Valutare le qualità del paesaggio

Il senso comune del paesaggio non fa riferimento tanto agli aspetti strutturali e di grande scala quanto a quelli specifici, caratterizzanti ogni parte del territorio. E’ alla scala locale che si forma il senso di identità, come sottolinea sin dalla definizione di paesaggio la Convenzione europea.

L’indagine sull’identità locale, cuore del senso del paesaggio, richiede un dettaglio che consenta di confrontare i dati oggettuali con quelli percettivi e quindi deve tener conto delle differenze e delle particolarità che vengono registrate soggettivamente, costituendosi il senso di identità dei luoghi a seconda dei punti di vista e del tipo di attenzione che si pone nello sguardo.

Ogni segmento d’indagine che scenda alla scala locale e tenga conto della soggettività è necessariamente sperimentale, dato che l’intero repertorio consolidato di ricerche sul paesaggio riguarda solo gli aspetti oggettuali.

Si tratta di decifrare gli aspetti caratterizzanti di ogni sistema di luoghi, tenendo conto del normale modo di percezione, che assegna giudizi sintetici per parti di territorio riconosciute come proprie, con le loro emergenze e le loro gerarchie di segni che costituiscono, nel sentire comune, immagini unitarie e integrate.Quindi, per raccontare gli aspetti identitari del paesaggio, un primo problema si pone nel riconoscere la dimensione e i caratteri generali delle partizioni in cui risulta suddiviso il territorio, che costituiscono il teatro dell’identità locale, unità basiche del senso del paesaggio nel sentire comune.

D’altra parte sono sperimentali i criteri di selezione degli aspetti caratterizzanti le unità di paesaggio, almeno per quelle risultanti da particolari relazioni di emergenza o di identità che vengono percepite dai luoghi più frequentati, che vanno a costituire le immagini consolidate nella memoria collettiva, da difendere e valorizzare nell’effetto complessivo che generano.

Infine e in generale l’identità locale pare derivare da un’attività valutativa corrente, che fa riferimento a parametri e criteri impliciti nel senso comune del paesaggio, ma che nelle indagini tematiche e nelle valutazioni tecniche non sono mai considerati.

A colmare questa mancanza, che impedisce di indagare sui criteri di qualità nel giudizio comune, come invece si richiede nel Codice e nella Convenzione, vanno alcuni esperimenti. In essi si tenta una descrizione qualitativa del paesaggio, ricostruendo analiticamente gli aspetti dei luoghi soggettivamente e implicitamente valutati in quanto generatori di effetti di emergenza, omogeneità, integrità, fragilità o criticità.

3- Definire modelli per dare luogo al cambiamento

La complessità delle interazioni, che quotidianamente cambiano l’assetto delle relazioni territoriali e conseguentemente modificano il paesaggio, è difficile da rappresentare in modo semplice ed esaustivo. Ma l’accelerazione impressa nel nostro tempo da potenti processi trasformativi impedisce di trascurare il dato: il senso e la materia stessa del paesaggio sono dinamici e la percezione del mutamento è parte fondamentale del senso comune del paesaggio contemporaneo.

Se nell’evo rurale queste dinamiche sono state così lente da alimentare la sensazione di una stabilità del paesaggio, oggi l’abitante metropolitano considera il paesaggio una variabile che si modifica con ritmi più veloci dei suoi, e di esso apprezza (o soffre) in primo luogo proprio i cambiamenti.

Accettare norme o progetti che fissano lo status quo del paesaggio come il riferimento di valore rispetto al quale progettare, è come accettare norme e progetti riferiti ad una teoria creazionista dell’universo.

Perciò l’importanza e l’urgenza di sperimentare e riflettere sul riconoscimento dei processi, assumendo che le trasformazioni in corso non sono una perturbazione di un assetto archetipico ordinato, ma un inevitabile sistema di relazioni contestuali e dinamiche entro il quale ci si abitua ad assumere le proprie informazioni e valutazioni.

Quindi l’indagine è mirata a comprendere quali elementi e quali relazioni variano, anche tra quelli che riconosciamo partecipare alla struttura fondamentale del paesaggio, assumendo la definizione di Piaget di struttura, come un sistema di relazioni che contiene al proprio interno le regole per mantenersi evolvendo nel tempo.

Non solo, ma interessa capire quali elementi sono assunti come segni delle trasformazioni paesistiche e quindi quali dinamiche vengono riconosciute come base interpretativa e valoriale dagli “abitanti”.

Ovviamente secondo l’ipotesi tale riconoscimento di contenuti (che possiamo chiamare “paesaggio vissuto”) non ha carattere scientifico cioè non sempre si appoggia direttamente su informazioni intorno alla sostanza storica e materiale delle cose che costituiscono il paesaggio e delle loro trasformazioni fisiche.

Si tratta invece di disegnare, in un modello confrontabile ordinatamente, la rilevazione di quella sorta di “competenza paesistica”, acquisita attraverso l’esperienza, per cui ciascuno di noi riconosce, con un giudizio operativo, l’appartenenza dei vari elementi e delle varie dinamiche trasformative ad un senso del paesaggio strutturato nella memoria, di ciascuno e collettiva, e quindi nel senso di identità.

4- Interpretare con metafore lo stile dei luoghi per il progetto

L’indagine sui luoghi, condotta con criteri di ricerca scientifica, di analisi e di successiva sintesi, non basta a riprodurre il quadro informativo e valutativo che si adotta ogni giorno nel senso comune del paesaggio.
Il sentire diffuso fa tesoro di un altro tipo di informazioni, che derivano da relazioni metaforiche, da connessioni semantiche non insite nelle cose ma nello sguardo, nella cultura, nella memoria e nella sensibilità di chi guarda le cose.  E certi modi di vedere sono illuminanti: rivelano un fil rouge che tiene insieme e dà un senso complessivo all’intero percorso di esplorazione di un luogo.
E’ lo stile di un luogo, che viene rinvenuto (o inventato?) da chi raccoglie in uno una quantità di impressioni diverse, e che, per essere descritto, richiede un’impresa espressiva: storicamente hanno tentato con un dipinto, ma ciascuno di noi ha provato anche con un racconto, una foto, una scena di film.
Solo pochi di noi riescono nell’impresa di riprodurre soddisfacentemente lo stile dei luoghi, i più lo colgono attraverso le riproduzioni che fanno altri: gli artisti. Ma comunque il senso del paesaggio si satura solo se riusciamo ad assegnare ogni parte ad una appartenenza metaforica, a descriverla retoricamente, a paragonarla ad altro, anche grazie alle vie tracciate dagli artisti.
Solo allora quel paesaggio entra nella nostra personale memoria e diventa materiale dell’immaginazione, come sa bene chi cura l’immagine di una località per il marketing turistico.
Nel tentativo di completare la descrizione del senso dei luoghi alcune indagini sul paesaggio cercano di riprodurre lo stile più diffusamente percepito, o almeno ipotizzano metafore significative, riscontrandole poi in interviste e nelle pratiche stesse dei visitatori e degli abitanti.
La descrizione delle metafore adottate per raccontare lo stile dei luoghi è già, in sè, parte dell’impresa espressiva: non si possono adottare tecniche asettiche di disegno o di scrittura. Ogni volta necessita una sperimentazione: nella grafica della cartografia, nella definizione delle legende, nella narrazione dell’avventura percettiva.
Il comune denominatore che accompagna questa tecnica di indagine è l’obiettivo strategico: cogliere fattori essenziali ma immateriali del giudizio di valore sul paesaggio, quelli che lo fanno apprezzare per il suo stile. A partire da questo riconoscimento si possono definire indirizzi  virtuosi di comportamento, da adottare nei piani e nei progetti: dare spazio e tempo alle relazioni qualificanti che sono state scoperte nel racconto dello stile dei luoghi.

5- Progettare per luoghi come habitat delle trasformazioni

In un mondo ideale, di competenze integrate, il racconto del paesaggio è materia prima per le scelte progettuali.
Nel mondo ideale l’architetto (o l’ingegnere, o il geometra) è consapevole di partecipare all’evoluzione di un sito complesso, denso di significati preesistenti. Sa che il suo intervento verrà metabolizzato nel sito e verrà valutato per il suo contributo al valore complessivo del luogo, che il progetto sarà buono in quanto utile per il paesaggio a cui partecipa. Sa che il giudizio verrà a partire dai siti dello spazio pubblico, che sono il teatro identitario di chi usa la città, e dalle strade di transito, che sono i palchi del teatro di chi guarda il territorio aperto.
Nel nostro mondo lo studio paesistico preventivo, direttamente indirizzato a supportare gli interventi, serve a mettere in sintonia le ragioni endogene del progetto con quelle esogene del paesaggio in cui il progetto si inserisce, compiendo il primo passo di quel percorso virtuoso che avvicina alla pratica del progetto utile per il paesaggio. Dall’indagine sul paesaggio contestuale e dal racconto dei luoghi emergono le regole implicite, i ritmi, le dimensioni e le densità caratterizzanti, i ruoli attesi delle varie parti. Di questi aspetti va tenuto conto, per rendere accettabili le innovazioni ove necessarie, e per adeguarsi ovunque possibile, adottando caso per caso nuove modalità.
I bordi urbani mal definiti e lo spazio pubblico poco significativo sono due tipi di luoghi dell’urban design in cui è più affascinante provarsi nel progettare utilmente per il paesaggio, richiedendo flessibilità agli strumenti urbanistici, perequazione coordinata agli operatori, adeguamento continuo delle esigenze tecniche endogene ai requisiti emergenti dall’indagine paesistica. Si deve assumere l’obiettivo di rendere esplicito, per ogni intervento, un miglioramento e non un peggioramento mascherato della situazione preesistente. Perciò va affrontato il giudizio pubblico, a partire da una indagine preventiva che evidenzi le valutazioni in corso sull’area da trasformare nel senso comune del paesaggio, da mettere in confronto con il paesaggio risultante ad intervento avvenuto.
D’altra parte sono uno straordinario campo di sperimentazione anche i contesti aperti, dove il progetto può impegnarsi ad accelerare i processi trasformativi che già sono propri delle dinamiche naturali o storiche.  O ancora, nel caso di interventi imposti per ragioni funzionali estranee alle dinamiche del paesaggio locale, è interessante verifcare il ruolo che può svolgere uno studio paesistico, molto più di uno ambientale, a minimizzare gli impatti, a ottimizzare la cura delle ferite, in ogni caso per sortire paesaggi diversi da quelli precedenti ma ugualmente accettati e inseriti nel senso comune come un valore aggiunto.

Le Parole Landscapefor

abbandono Abbandono del territorio rurale Accoglienza e inclusione Acquese Acqui Terme Agricoltura e cibo Alpi Apennine APPA Architettura Aree interne Aree naturali protette Arte arte e paesaggio Atlante atlasfor Atlasfor experimenta Atlasfor Redazione diretta Atlasfor Scuola Atlasforvisit Barocco bellezza locale Bene comune Beni comuni Beni culturali Beni Unesco Bosco buono e bosco cattivo buone pratiche Cambiamento climatico Cartografie experimenta Catastrofi naturali Centralità della città centri storici città Città storica Comunicazione digitale comunità locale Comunità locali condivisione contributi Convegno Convenzione europea del Paesaggio Crisi Cultura cura condivisa cura dei luoghi Democrazia design di confine Diseguaglianze Encomio enti locali Enti per la gestione del paesaggio Equilibri territoriali Esperienza diretta Esplorazione Eventi formazione formazione permanente gestione del paesaggio Gruppo di acquisto guest Identità III missione III settore Infrastrutture Interdisciplinarità Interpretazione strutturale interventi Investimenti etici Itinerari La cura del paesaggio Luoghi del cuore Ministero della Cultura montagna Mostra Musei locali natura colta Nuovi abitanti nuovi luoghi per il pubblico ospite paesaggi paesaggi per lo sviluppo paesaggio paesaggio attivo Paesaggio come racconto Paesaggio come risorsa economica Paesaggio culturale paesaggio immateriale Paesaggio per Paesaggio rurale Paesaggio utile Pandemia patrimonio Patrimonio culturale Periferie Piacere di abitare Piani paesaggistici Pianificazione Politiche del paesaggio premio del paesaggio primavera2019 primavera2021 produzioni qualificanti Progettazione progetti Progetto culturale Progetto di Paesaggio Progetto strategico Raccontare il paesaggio racconti Rappresentazioni del paesaggio Regole per il paesaggio Relazioni relazioni di prossimità Renzo Piano Restauro del paesaggio Reti Reti di buone pratiche Riconoscimento identitario Semiologia del paesaggio Senso del paesaggio Senso del sacro senso di identità Serendipity Servizi Sguardo curioso Sistemi ambientali Smart City Smart mobility smartphone soggetti integrati sostenibilità Storia del 900 storia del territorio Strategie territoriali Sviluppo locale territori d'area vasta territorializzazione testimoni Torino turismo Turismo come turismo come formazione Turismo consapevole Turismo di prossimità Turismo sostenibile università Urbanità Valore del Paesaggio Vetrina Vetrina delle iniziative Vetrine autentiche Via Francigena visitatori

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